A pesca di Goliath tiger fish nel fiume Congo

Seguiamo David Mailland nella sua ennesima avventura in caccia di pesci leggendari, stavolta alla ricerca del mostruoso Goliath tigerfish!

“Cuore di tenebra” è un breve romanzo dello scrittore inglese Joseph Conrad, nel quale Marlow, un ufficiale della marina mercantile britannica, risale il fiume Congo e si addentra in un’Africa primitiva e selvaggia. In una giungla sempre più ostile, incontra il misterioso Kurtz, un capo zona dai modi sbrigativi. Quando Raymond Neuville, direttore del Tigerfish’s Camp, mi propose di accompagnarlo sul mitico fiume Congo alla ricerca del più grande di tutti i pesci tigre, il leggendario Goliath, non ci pensai due volte ed accettai quest’opportunità unica di seguire la strada del giovane Marlow.      Di David Mailland

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I pesci tigre, o tigerfish, appartengono alla famiglia degli Alestidi, imparentati con i piranhas sudamericani. Esclusivamente carnivori, sono caratterizzati dalla loro velocità eccezionale e soprattutto dalla loro impressionante mascella di 32 denti affilati, in bella vista. Come negli squali, denti sostitutivi si trovano all’interno della mascella, pronti a rimpiazzare quelli che vengono persi. La loro pesca è molto popolare in Africa e dà luogo all’organizzazione di competizioni internazionali i cui generosi premi farebbero impallidire molti miei connazionali pescatori. Esistono in tutto 5 specie di pesce tigre, tutte viventi in Africa. Hydrocynus vittatus, che troviamo in Congo, ma anche su Nilo e Zambesi, e raggiunge i 10-20 kg di peso. Ci sono poi H. tanzaniae, H. brevis, e H. forskahlii, che popolano diversi fiumi e laghi africani e sono di taglia più modesta. Ma il re dei pesci tigre, il più imponente, il più conosciuto tra tutti è lo splendido Hydrocynus goliath. Chiamato dai localiM’Benga” (“il pesce pericoloso”, pronunciare ‘benga’), questa macchina per uccidere può raggiungere, secondo Raymond Neuville, 100 kg di muscoli e di denti, per una lunghezza di quasi 2 m. Si trova esclusivamente nel bacino del fiume Congo.

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La Ricerca del Goliath

Il Goliath rientra in una categoria del tutto particolare, quella dei pesci da trofeo, di quelli che non si offrono ai comuni mortali. No. Il Goliath va meritato. Dovrete prima riuscire a farlo abboccare e poi avere la meglio su quest’avversario estremamente combattivo. Raymond ama ripeterlo, per ogni imbarcazione di due pescatori, una giornata con un’abboccata è una giornata buona, con due abboccate è una giornata ottima, con più di due è una giornata eccezionale. Tuttavia, grazie all’esperienza delle guide del Tigerfish’s Camp, ogni pescatore può ragionevolmente sperare di avere tre abboccate in 5 giornate di pesca. Spetta a lui saper concretizzare queste rare occasioni di aggiungere il temibile Goliath al proprio palmares. Perché una volta ferrato il pesce, resta da affrontare un avversario la cui difesa al tempo stesso potente e astuta metterà la vostra tecnica a dura prova: partenze feroci e progressioni in direzione delle rocce, cambi di direzione a tutta velocità, salti, giri intorno alla barca… il Goliath ve ne farà vedere di tutti i colori e non vi concederà alcun errore durante i 20 – 30 minuti di combattimento che vi imporrà. In seguito a un’abboccata, Raymond ritiene che il pescatore abbia soltanto il 50% di probabilità di portare a riva l’agognata preda. Per quanto riguarda le taglie, un pesce da 20 kg è una bellissima preda, di 30 kg è una preda fantastica. In quanto a quello di 40 kg mostrato in quest’articolo, erano anni che non si portava a riva un pesce così grosso, nonostante pesci di queste dimensioni abbocchino con una certa regolarità. Per questo motivo, il Goliath è considerato da molti esperti uno dei pesci più difficili da catturare al mondo.

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Comportamento

La biologia del Goliath è simile a quella di altri grossi predatori di acqua dolce come il giant snakehead: i giovani vivono in banchi di decine di individui capaci di attaccare qualsiasi animale incontrino sulla loro strada, e mostrano una gran frenesia durante le loro cacciate. Poi i gruppi si sciolgono, e il Goliath adulto caccia da solo, ma non per questo è meno micidiale. Pesce molto territoriale, è tuttavia capace di percorrere grandi distanze per cacciare. Lungo il fiume Congo, si individuano generalmente diversi Goliath adulti in ogni ansa, ognuno su un territorio ben delimitato e di valore proporzionale alla forza e alla ferocia del suo proprietario. L’accoppiamento avviene in luglio, è l’unico periodo dell’anno in cui questo grande predatore solitario accetta di avvicinarsi ai suoi consimili dell’altro sesso, al termine di violenti combattimenti tra maschi.

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Il fiume Congo

Dall’oblò dell’aereo con cui si arriva all’aeroporto di Brazzaville, è possibile ammirare l’imponente fiume Congo, che si muove attraverso un infinito tappeto verde come un immenso rettile. Il fiume nasce a sud del lago Tanganica, poi si allarga e acquista velocità. E’ navigabile in alcuni tratti, in particolare tra Brazzaville e il Tigerfish’s Camp. Le altre sezioni del fiume sono rese pericolose dalle rapide, com’è il caso tra Brazzaville e il suo delta, nell’Oceano Atlantico. Il fiume, che rappresenta l’unico mezzo di accesso a certe zone, è circondato da una lussureggiante foresta tropicale. Si tratta del secondo fiume al mondo per portata d’acqua, secondo solo al Rio delle Amazzoni, e del secondo più lungo fiume d’Africa dopo il Nilo. Le sue acque sono torbide a causa dei sedimenti in sospensione, il che rende inutili gli occhiali polarizzanti. Il fiume è pieno di vita e ospita centinaia di specie di pesci unici al mondo.

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Un Goliath di 40 kg pescato durante il nostro soggiorno!

Per questo soggiorno che si è svolto dal 21 al 28 luglio 2011, avevo deciso di pescare esclusivamente con le esche artificiali, in particolare con un Original Optimum colore Light Rainbow da 8 pollici della Optimum Baits, temibilmente riarmato con ben 7 ancorette, sulla base dei consigli di Raymond. I miei partner sudafricani Karl, Pier e Viktor avevano deciso di usare esche naturali. La prima giornata si concluse senza neanche una tocca per me e con un attacco per Karl che ruppe il filo sulla ferrata. La seconda barca non aveva preso niente.

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La prima cattura a spinning

Durante la seconda giornata registrai la mia prima tocca la mattina presto, a spinning in acqua bassa (3 m circa). Il pesce attaccò con violenza senza rimanere allamato. Trascorso un quarto d’ora, tornammo sullo spot e, dopo una decina di lanci, il pesce si decise ad attaccare di nuovo, mentre Raymond stava rimettendo il motore in marcia. Anche se di modeste dimensioni, avevamo catturato il nostro primo Goliath! Il giorno dopo eravamo guidati stavolta da Lioven, che ci lasciava derivare lentamente lungo una parete di roccia che conosce bene. Il fondale in certi punti raggiunge addirittura i 60 m e la corrente è molto rapida: un posto ideale per la frega dei grossi Goliath. Pier aveva piazzato le sue due canne a poppa mentre io, posizionato a prua, lanciavo senza tregua in direzione delle rocce scoscese.

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Finalmente l’esemplare record!

Ero concentrato sulla mia azione di pesca, quando ad un certo punto vedo Pier incagliato su una roccia. Smetto di pescare e vado da lui, quando mi rendo conto che la roccia inizia a muoversi! Stranamente, il pesce aveva mangiato tranquillamente l’esca viva di Pier ed il combattimento era iniziato in un secondo momento. Ne conseguì un “balletto” sulla barca di oltre 25 minuti: il Goliath ci costrinse per ben tre volte a girargli intorno, poi ci trascinò verso il largo, per poi compiere una serie di salti spettacolari in piena corrente. Riuscimmo infine a portarlo a bordo al termine di un bel lavoro di squadra. Ci rendemmo conto allora che il M’Benga ci aveva fatto percorrere circa 2,5 km dalla riva in cui aveva sferrato il primo attacco, e che ci trovavamo nel bel mezzo al fiume. Soltanto una volta tornati al campo ci rendemmo conto l’impresa incredibile che avevamo appena compiuto: il Goliath, una grossa femmina, pesava più di 40 kg!  Questo pesce si classifica di certo tra i 15 più grossi pesati a tutt’oggi: il record di campo è di 56 kg e risale al 2007, mentre il secondo pesce più grosso pesava 45 kg (1981). Questo record ci diede molta energia per proseguire il nostro soggiorno, che purtroppo si concluse senza altri Goliath, poiché tutti gli esemplari che riuscimmo ad agganciare si slamarono.

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Spinning ed esca viva, due tecniche complementari

La pesca con gli artificiali e quella con il vivo sono due tecniche spesso contrapposte. Eppure, per ottimizzare le proprie possibilità di catturare un M’Benga, il pescatore dovrà padroneggiarle entrambe. La strategia giusta consiste è la seguente: sulla parte anteriore della barca si posiziona il pescatore con gli artificiali, che dovrà lanciare in tutte le direzioni, con la funzione principale di far avvicinare i pesci alla barca e indurli ad abboccare sulle canne piazzate con l’esca viva. Precisazione importante: non bisogna stringere troppo la frizione del mulinello, in modo da far penetrare bene gli ami senza strappare la pelle del M’Benga.

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Un predatore d’agguato

Il M’Benga è un pesce che normalmente caccia in superficie. Attacca sistematicamente le sue prede da sotto, imboscandosi in 5-10 metri d’acqua, invisibile nella torbidità delle correnti del fiume Congo. Per le zone fino a 30 metri di fondo, l’esca finta può essere recuperata ad una profondità da 20 cm a 1 m. Per le zone più profonde, non bisogna esitare a lasciarlo affondare. La scelta delle esche finte è importante. Quelle più efficaci sono le esche viniliche di buona taglia (8-9”) dotate di un ampio movimento di coda. Il colore dovrà essere più naturale possibile, simile a quello del pesce elefante, che è una delle prede preferite dei M’Benga. Per le canne piazzate, i risultati sono praticamente gli stessi sia con un’esca morta che con un’esca viva. Riguardo alla scelta dell’esca, sugli spot situati in prossimità del Tigerfish’s Camp, i pesci elefante (M’Besse) danno maggiori opportunità al pescatore, seguiti dai pesci gatto locali. Per quanto concerne il materiale, sono necessarie canne con una potenza da 30 a 50 lbs. Occorre anche una certa quantità di cavetto d’acciaio e ancorette (per maggiori dettagli potete visitare il sito www.tigerfishcamp.com). È imprescindibile dedicare diverse ore alla preparazione del materiale prima di partire per la pesca del M’Benga.

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Il Tigerfish’s Camp e i Mostri del Congo

Creato nel 2001 da Daniel, il compianto fratello di Raymond scomparso 2 anni fa, il Tigerfish’s camp si trova a circa 120 km da Brazzaville. Bisogna sapere che i Neuville hanno fatto del M’Benga una specialità di famiglia, dandogli la caccia dal 1946, cioè da tre generazioni. Sono quindi degli autentici conoscitori di questo pesce che vi accoglieranno al vostro arrivo in aeroporto. Raymond Neuville, attuale direttore del campo, è una persona assolutamente incantevole. Francofono, colto, con un notevole senso dell’umorismo. Molte persone lavorano con lui per far girare il Tigerfish’s camp, tra cui una cuoca e un giardiniere. Il campo si compone attualmente di 8 camere dotate di aria condizionata e acqua calda, che si affacciano direttamente su una bella spiaggia di sabbia chiara. Un secondo campo di tende permette agli amanti della natura di immergervisi totalmente. La televisione via satellite è disponibile, così come l’accesso alla rete telefonica, seppur dopo una breve camminata. I frigoriferi permettono di dissetarsi in ogni momento (Coca Cola, Fanta, birre e acqua fresca), sia al campo che in barca. Questi dettagli, in apparenza senza importanza, sono in realtà un lusso tecnologico, considerato che ci troviamo in mezzo alla foresta pluviale del Congo, in un luogo accessibile esclusivamente via imbarcazione. Molti miglioramenti sono stati previsti da Raymond per il futuro come per esempio la creazione di un ristorante, l’aggiunta di una bottega di pesca/souvenir sul M’Benga, un bar, una piscina e infine, a più lungo termine, un terzo campo in un altro stile. L’attrazione principale sarà con ogni probabilità l’acquario di M’Benga, che Raymond intende installare per mostrare ai suoi ospiti come questo pesce attacca la preda: la ghermisce con i 4 denti anteriori, per inghiottirla solo una decina di secondi dopo.

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Pesci mostruosi, tra realtà e leggenda

Altro miglioramento previsto al campo a breve termine: la pesca dei “mostri” (Raymond ci tiene a sottolineare questo termine) che si aggirano nelle acque profonde del fiume. Non lontano dal campo si trovano in effetti dei banchi rocciosi a una profondità di più di 120 m (il congo è il fiume più profondo al mondo) che possono essere un rifugio per giganteschi Persici del Nilo (di quasi 200 kg), M’Benga record e mostruosi pesci gatto. Raymond ci ha anche raccontato di aver assistito, quand’era giovane, a una battuta di pesca memorabile durante la quale alcuni pescatori avevano attaccato a un cavo un amo da squalo con mezza capra innscata. Dopo 3 giorni, il cavo si tese e furono necessarie 24 ore agli uomini del villaggio per portare un immenso pesce gatto africano (Clarias) stimato, a suo dire, 1 tonnellata di peso e 7 metri di lunghezza. Non esistono prove dell’esistenza di pesci simili, ma Raymond intende ripetere l’impresa e proporre molto presto questo tipo di pesca.

Raccomandazioni varie

Per entrare nella Repubblica del Congo occorre un visto che si ottiene presso Action-visas (http://www.action-visas.com/) dietro presentazione di una lettera d’invito che vi sarà fornita dalla guida o dalla persona che vi accoglierà. Per quanto riguarda i vaccini, quello contro la febbre gialla è obbligatorio ed è oggetto di un controllo all’arrivo in aeroporto, occorre quindi pensare a munirsi del certificato di vaccinazione internazionale rilasciato da un centro di vaccinazione autorizzato. Questo vaccino va effettuato almeno 15 giorni prima della partenza. Con l’occasione, è raccomandabile, anche se non obbligatorio, l’aggiornamento della vaccinazione Difterite-Tetano-Poliomielite, così come il rispetto delle elementari norme d’igiene. La malaria è inoltre un rischio concreto in Congo, è quindi necessario consultare il proprio medico curante prima della partenza affinché venga indicato un adeguato trattamento preventivo. Da notare che il rischio di malaria è ridotto al Tigerfish’s Camp dal vento che rende l’ambiente inospitale per le zanzare.

Consigli per la pesca di Goliath e il C&R

E’ necessario sapere inoltre che la navigazione tra le turbolenze e i vortici del fiume Congo è molto tecnica e che quindi è necessaria la presenza di una guida affidabile. La pesca del M’Benga non ha stagioni, si può praticare tutto l’anno. Le ore migliori sono quelle dell’alba (dalle 6.30 alle 10.30) e a sera (dalle 17.00 alle 18.00) poco prima del tramonto. Meglio evitare i periodi di luna piena, durante i quali il M’Benga caccia di notte e di giorno è meno attivo. Infine, al Tigerfish’s Camp si pratica il più possibile il Catch and Release. Raymond rilascia  ogni annoil 70-80% dei pesci catturati. Affinché il C&R vada a buon fine, è necessario essere ben preparati a bordo: il pesce deve essere slamato, fotografato e rimesso in acqua in meno di due minuti. Infatti, se da una parte si mostra violento e feroce durante il combattimento, il Goliath arriva a bordo letteralmente spossato.

La Repubblica del Congo

La Repubblica del Congo, da non confondere con la Repubblica Democratica del Congo (ex-Zaire), è una ex-colonia francese, indipendente dal 1960. La capitale Brazzaville è assolutamente sicura e gli abitanti sono gentili e ospitali con gli stranieri. Tutti gli spostamenti possono essere fatti in taxi (una corsa media vale 30 franchi CFA, circa 3 euro). E’ possibile alloggiare in un albergo confortevole (con wi-fi!) per circa 35 000 franchi CFA (53 Euro circa). Dall’altra parte del fiume Congo si trova la Repubblica Democratica del Congo, paese politicamente instabile, poco sicuro, dalle ineguaglianze molto marcate. Dalla tranquilla città di Brazzaville si intravede, oltre l’imponente frontiera naturale costituita dal possente fiume, l’immensità della capitale Kinshasa (più di 7 milioni di abitanti). Grazie al Bacino del Congo, il paese gode di una formidabile biodiversità vegetale (più di 11 000 specie) e animale. Alcune di loro si trovano soltanto nelle foreste del bacino del Congo, come l’Okapi, le antilopi pigmee di Bates (30 cm di altezza!), ed i noti Bonobo o scimpanzé pigmei, i nostri parenti più prossimi in tutto il regno animale.

Contact Tigerfish’s Camp

Sito web : http://www.tigerfishcamp.com/

Contatti : rayneuville@gmail.com

 

 

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– Spinning al tigerfish

– Tiger fish: il pesce che cattura le rondini al volo

La Redazione di PescaTV.it (sezione pesca a spinning)

La Redazione della sezione "Pesca a spinning" del gruppo Pesca TV (http://pescatv.it) è formata da pescatori, articolisti, fotografi, agonisti della pesca sportiva e videomaker appassionati di pesca. Proprio come te, anche noi abbiamo a cuore il rispetto della natura e la pratica del nostro passatempo preferito, quello che si fa con canna da pesca e mulinello tra le mani, sapendo di pescare bene ed in maniera etica. Oltre rispetto delle leggi scritte, vogliamo diffondere il rispetto di "leggi che non sono scritte", come per esempio il catch & release ed il rispetto per i pesci.

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