Conoscere i pesci da spinning: biologia del barracuda mediterraneo

Vediamo cosa dicono i biologi marini sul comportamento del barracuda nostrano: impareremo molte cose su come pescarli a spinning!
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Il barracuda mediterraneo (Sphyraena viridensis), nonostante il nome italiano, è una specie sostanzialmente atlantica, che solo negli ultimi vent’anni è divenuta comune nel nostro mare, come abbiamo già avuto modo di spiegare tempo addietro sulle pagine di Pesca Spinning. Nonostante si tratti ormai di una specie ampiamente diffusa, si sa ancora molto poco della sua biologia, specialmente nel Mediterraneo. Difatti abbiamo rinvenuto un solo articolo scientifico che riguardasse il comportamento di questa specie. Il biologo marino João Barreiros e il suo gruppo di ricerca dell’Università delle Azzorre, hanno osservato i barracuda in immersione nelle acque di questo arcipelago, in cui il barracuda “mediterraneo” è presente da sempre.

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Foto: Antonio Colacino

I barracuda più grossi si prendono in inverno?

Nelle nostre acque questa specie è presente tutto l’anno, ma si hanno in genere molte più probabilità di ottenere uno strike dalla primavera all’autunno, specialmente al centro-nord. Qualcuno si sarà chiesto se questo dipende dal fatto che in inverno la maggior parte degli esemplari se ne va dalle nostre coste o se semplicemente essi siano meno attivi e disposti ad attaccare le nostre esche. Ebbene, i ricercatori hanno effettivamente osservato come dalla primavera all’autunno la presenza dei barracuda sotto costa sia molto più elevata che in inverno. Con il freddo, raramente si osservano grandi branchi di esemplari di taglia media (intorno ai 70 cm), che sono invece gli avvistamenti più comuni in estate. Al contrario, in inverno gli esemplari più frequenti sono di grosse dimensioni (oltre i 90 cm di lunghezza), solitari o in gruppi di poche unità. Evidentemente, gli esemplari di taglia medio-piccola, con l’abbassarsi delle temperature, o se ne vanno al largo, magari in acque profonde, o migrano più a sud. Questo, tra l’altro, spiegherebbe il perché dell’opinione comunemente diffusa tra i lanciatori, che in inverno la taglia media delle catture sia più alta.

I barracuda cacciano solo di notte?

Quando invece le temperature salgono, ecco che compaiono gli esemplari più numerosi, quelli di taglia media, che formano branchi di 30-50 esemplari (con massimi osservati di quasi 200 unità), sotto costa ma non in acque basse. I branchi, infatti, si formano specialmente di giorno, passando il 75% del tempo in totale inattività, intenti a stazionare in zone di forte corrente. Di notte, al contrario, si osservano principalmente esemplari isolati o piccoli gruppi intenti a cacciare sotto riva. Anche questo, in effetti, rispecchia quanto osserviamo in pesca: da terra di notte, o comunque in corrispondenza dei cambi di luce, le nostre esche vanno ad insidiare esemplari che cacciano isolati, o al massimo in piccoli gruppi di 2-3 unità. Raramente conseguiremo catture molto numerose. Col dissiparsi delle tenebre, invece, i predatori fino a quel momento solitari si riuniscono in branchi e si posizionano in acque più profonde (fino a una trentina di metri di profondità, secondo i biologi), spesso in zone di forte corrente ed in prossimità delle secche. Dalla barca, infatti, i barracuda possono essere pescati anche di giorno, individuando i punti di stazionamento dei branchi e calando le esche in queste zone strategiche. Occasionalmente ci si può imbattere in branchi di barracuda a sole alto anche pescando da terra, in prossimità di scogliere profonde (più raramente in acque basse, come i porti). In questi casi li vedremo numerosi seguire le nostre esche a più riprese, anche assaggiandole timidamente, ma il più delle volte si dimostreranno svogliati, in fase di digestione, e ben lontani dai livelli di attività osservabili negli esemplari solitari in caccia ai cambi di luce.

Nel prossimo post vedremo quali sono le tecniche di caccia dei barracuda e come si formano i branchi.

Roberto Merciai

Nato a Firenze nel 1982, coltiva la passione per la natura e la pesca da quando aveva tre anni. Figlio e nipote d'arte, ha praticato diverse tecniche di pesca, dedicandosi principalmente allo spinning in acqua dolce fino al 2010, quando la carriera universitaria di Naturalista Ittiologo lo porta a trasferirsi a Girona, in Spagna. Qui inizia a dedicarsi allo spinning marino dalla costa, tralasciando momentaneamente le acque dolci, nelle quali è invece impegnato sul fronte professionale, avendo conseguito il dottorato di ricerca in ecologia fluviale. Dal 2006 al 2012 ha collaborato con lo storico mensile 'Pescare - la rivista dei pescatori', mentre dal 2013 scrive articoli di pesca e biologia sulle testate 'Pesca Spinning', 'Surfcasting' e 'Pesca dalla Barca', edite da ERREDI grafiche.

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