Spinning ultralight al cavedano in rio

Come insidiare il cavedano con attrezzatura ultraleggera nei piccoli corsi d’acqua, con molta tecnica e cambiando approccio a seconda delle stagioni


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Tra i tanti predatori insidiabili a spinning, uno dei più diffusi nella penisola italiana è senza ombra di dubbio il cavedano. Appartenente alla famiglia dei Ciprinidi, lo si può trovare in svariate tipologie di ambienti che vanno dai laghi, ai grandi fiumi, ai canali cittadini, fino ai più piccoli torrentelli di pianura e collina. In Italia possiamo osservare due specie endemiche di questo pesce: la prima è il cavedano italico (Squalius squalus), che popola la quasi totalità delle acque, mentre la seconda è il cavedano etrusco (Squalius lucumonis), di piccole dimensioni e con un areale limitato a pochi corsi d’acqua del centro Italia.

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Il pesce diffidente per eccellenza

Chi pratica la pesca al cavedano sa bene quanto questo pesce possa essere diffidente e selettivo nei confronti dei nostri “inganni”, sia che si tratti di esche naturali che di esche artificiali. La pesca a spinning di questo predatore è vista da alcuni come un ripiego ma, al contrario, è in grado di emozionare e regalare soddisfazioni non meno di altri pesci. Oltre alla scaltrezza, di questo ciprinide apprezzeremo anche le violente mangiate che ci faranno sussultare ogni volta. Il periodo primaverile-estivo è sicuramente il più favorevole per la ricerca di questo predatore a spinning ma, in fiumi e canali di una certa portata, lo si può trovare senza troppa fatica durante tutto l’anno.

SP_24_Maurice_Loic_Mingozzi (7)Le piccole acque

Come già detto, gli ambienti dove poter insidiare il cavedano sono innumerevoli, ma in questo articolo ci concentreremo su piccoli corsi d’acqua di pianura e collina caratterizzati da una portata variabile e da sponde spesso ricche di vegetazione. I pesci che troveremo, di norma, non saranno di dimensioni ragguardevoli, ma se opteremo per un attrezzatura “light” il divertimento è assicurato. In ambienti tanto ristretti, questo pesce risulta essere ancor più diffidente e al minimo movimento, o rumore sospetto, si dilegua vanificando l’azione di pesca. Saranno dunque essenziali avvicinamenti molto cauti e lanci di precisione, possibilmente restando il più distanti possibile. Due parole che riassumono in maniera ottimale questa pesca sono sicuramente precisione e reattività; avendo spesso poco spazio, avremo anche un margine di errore minimo nei lanci e dovremo essere pronti a riprendere immediatamente contatto con l’esca non appena quest’ultima tocca la superficie dell’acqua. Non dimentichiamoci che il cavedano, pur essendo occasionalmente un predatore, si nutre anche di insetti e soprattutto bacche e piccoli frutti che cadono in acqua nel periodo estivo; proprio per questo motivo, molte aggressioni avverranno di reazione, non appena l’artificiale toccherà l’acqua. I cavedani, in questi ambienti, tenderanno a stazionare soprattutto al fondo di piccole “lame” e pozze o in zone di corrente lenta, magari all’ombra della vegetazione sovrastante. Non di rado, però, capiterà di trovarli anche in piena corrente, soprattutto nei momenti di maggiore attività.

Approcci e attrezzatura

Lo spinning al cavedano in piccoli corsi d’acqua potremmo suddividerlo in due categorie principali in base al periodo: periodo autunno-invernale e periodo primaverile-estivo. A seconda che si tratti dell’uno o dell’altro, gli approcci, le esche e l’attrezzatura varieranno notevolmente.

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Rotantini nei mesi caldi

In primavera-estate, la buona attività dei pesci ci permetterà di usare una vasta gamma di artificiali: un classico sicuramente è l’intramontabile cucchiaino che, per quanto non sia particolarmente di “tendenza”, resta una delle esche più micidiali in assoluto. Le misure da adottare variano dal n°0 al più universale n°2, anche se quest’ultimo rischia di risultare un po’ troppo vistoso in piccoli ruscelli. La dimensione ideale, resta quella del n°1, che ci garantirà un buona lanciabilità e allo stesso tempo un minor disturbo dei pesci in caduta. Per quanto riguarda le colorazioni, la scelta spetta al pescatore, magari osservando la tipologia di foraggio presente o il colore dell’acqua. Comunque il tutto può essere riassunto in tre colorazioni principali che ci permetteranno di affrontare la maggior parte delle situazioni: argento, dorato e un colore fluo, ad esempio il giallo. Quest’ultima tonalità, sarà particolarmente efficace in condizioni di scarsa luminosità, come alba e tramonto, e con acque velate o torbide.

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Piccole-grandi emozioni a galla!

Una tecnica di più recente introduzione, ma assai divertente, è la pesca a galla o, per dirla all’inglese, la pesca top-water. Caratterizzata dall’utilizzo di artificiali che lavorano sulla superficie dell’acqua, o nello strato immediatamente sottostante, ci regalerà delle mangiate da cardiopalma. Tale tecnica, efficace soprattutto per insidiare i predatori per eccellenza, come Serra, Leccia, Bass, Spigola e Luccio, tanto per citarne qualcuno, può essere applicata anche per il nostro ciprinide dorato con delle versioni… “lillipuziane” di popper e lipless. Le dimensioni di queste esche varieranno dai 3 ai 5-6 cm, ma soprattutto nel caso si utilizzino piccoli popper l’ideale è restare sui 4-4,5 cm. Gli attacchi potranno avvenire in qualsiasi momento, con delle divertentissime mangiate a vista, spesso con più pesci che si contendono il boccone.

Minnows per selezionare la taglia

Altra esca cardine per la ricerca del cavedano è il minnow: usato nel modo giusto, spesso ci permetterà di selezionare la taglia e cercare il “big” del ruscello. Ci sono una moltitudine di modelli, forme e colori e, come già detto, un ottimo criterio di scelta sarà quello di prediligere esche che riproducano o si avvicinino il più possibile al foraggio presente. Anche la modalità di recupero è importante, da una più costante, interrotta da qualche piccola pausa, a quella con piccole e frenetiche jerkate cercando di stimolare l’attacco andando ad imitare un piccolo pesce in fuga.

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Canna e mulinello: “combo” ultralight

Andiamo ora all’attrezzatura che, per quanto dedicata a prede di taglia non enorme, necessita di qualche piccolo accorgimento. La canna sarà una delle due parti fondamentali insieme al filo e condizionerà soprattutto l’azione di lancio. Le esche che andremo a lanciare sono molto leggere e di conseguenza la canna dovrà avere un sensibilità e una potenza di lancio adeguate. Il consiglio è quello di utilizzare attrezzi di lunghezza compresa tra i 6’ e 6’6” piedi (rispettivamente 180 e 200 cm circa) e con un’azione fast o moderate-fast. L’azione della canna è importante soprattutto in fase di lancio e un attrezzo non troppo rigido ci favorirà soprattutto con lanci a “pendolo” e a “balestra” permettendoci di essere molto precisi. Il mulinello sarà compreso tra 1500-2000, l’essenziale è che vada a bilanciare bene la canna. Dovremo prestare maggiore attenzione per quanto riguarda il filo in bobina e l’eventuale finale. Come lenza madre si può optare per un buon trecciato o per un nylon/fluorocarbon. La differenza sostanziale sarà nel diametro che, a parità di tenuta, sarà molto inferiore nel trecciato rispetto al nylon o al fluorocarbon. Questo particolare non è da poco, considerato il peso esiguo delle esche che andremo a lanciare. Annesso al trecciato sarà però d’obbligo, come finale, uno spezzone di fluorocarbon, il cui nodo di giunzione con il trecciato potrebbe interferire nei lanci; il fluorocarbon o il nylon direttamente in bobina, invece, ci permetteranno una maggiore fluidità nei lanci a scapito di qualche metro in meno.  Vantaggi e svantaggi verranno comunque compensati dall’abitudine del pescatore nell’usare l’uno piuttosto che l’altro. Indicativamente, i diametri ideali si aggirano tra lo 0,06 e 0,08 mm per i trecciati e tra 0,14 e 0,18 mm per il nylon o fluorocarbon, a seconda delle condizioni.

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I mesi freddi

Nel periodo autunno-invernale le abitudini dei pesci cambiano radicalmente e soprattutto la loro attività. Con i primi freddi e l’accorciarsi delle giornate, i momenti migliori per cercare di ingannare qualche cavedano si concentreranno nelle ore centrali della giornata e soprattutto nelle lame o nelle piccole morte del corso d’acqua, dove l’acqua, scorrendo più lentamente, avrà più tempo per riscaldarsi ai raggi solari. Soprattutto nei piccoli torrenti di pianura, d’inverno l’acqua può essere di 1-2 °C più fredda rispetto a fiumi e canali con una portata nettamente superiore, limitando ulteriormente l’attività dei ciprinidi. Approfittando delle giornate più miti, bisognerà cambiare approccio e tipologia di esche; piccoli grub, creature e siliconici in generale saranno la scelta ideale per cercare di stimolare qualche pesce svogliato. Le dimensioni dovranno essere contenute e, per esperienza, risulteranno fatali i colori naturali e apparentemente più mimetici. Grub sui 2”, o poco più, sono l’ideale abbinati a delle testine piombate molto leggere ( 0,5-1g ), cosicché l’esca scenda lentamente e il movimento, nel suo complesso, resti il più naturale possibile. La pesca con piccole gomme, estremamente leggere, necessita di attrezzi altrettanto sensibili; anche in questo caso la canna sarà essenziale, dovendosi dimostrare estremamente sensibile e reattiva ad ogni più timida mangiata. L’ideale è un attrezzo intorno ai 200 cm con un’azione di punta e un range di lancio massimo tra i 4/5 g. La lunghezza potrà tornarci utile nel caso si debba calare delicatamente dall’alto in una pozza la nostra esca, avvicinandoci così il più possibile al pesce senza insospettirlo. Se invece si ha la possibilità di lanciare, il recuperò dovrà essere rigorosamente lento e con pause frequenti: è proprio durante queste pause che di norma sentiremo la mangiata.

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Per un rispettoso catch&release: Ami singoli senza ardiglione e guadino gommato

Per un corretto C&R meglio usare ami senza ardiglione che, vista la conformazione dell’apparato boccale del cavedano, risulteranno efficaci tanto quanto i classici con ardiglione se non di più; inoltre, portandosi dietro un comodo guadino con rete gommata ci si aiuterà nelle operazioni di “salpaggio” del pesce evitando spiacevoli “impanature” o abrasioni dello stesso sulla terra.

In conclusione…

Il cavedano meriterebbe molta più attenzione per tutta una serie di caratteristiche che lo collocano sicuramente tra i più divertenti predatori d’acqua dolce da insidiare a spinning e consiglio vivamente a chi ancora non si è cimentato con questo pesce di dedicargli qualche uscita mettendosi alla prova con la sua nota scaltrezza.

 

Loic Maurice Mingozzi

Nato a Torino nel 1991, coltiva la passione per la pesca e la natura sin da piccolo. Trasferitosi in Calabria per una quindicina di anni, ha coltivato maggiormente la passione per il mare e le tecniche di pesca da riva, con un occhio di riguardo per il surfcasting e lo spinning. Tornato in Piemonte per gli studi universitari, ha ripreso confidenza con le acque dolci dedicandosi soprattutto allo spinning alla trota, al luccio e al cavedano. Da inizio 2016 scrive articoli di pesca sulla rivista “Pesca Spinning” edita ERREDI grafiche.