Tiger fish: il pesce che cattura le rondini al volo

I pesci tigre, o tigerfish, sono cinque specie di pesci africani della famiglia degli Alestidi, imparentati con i piranhas sudamericani. Il pesce tigre Golia (Hydrocynus goliath), protagonista di quest’articolo, è la specie di maggiori dimensioni, potendo superare i 130 cm di lunghezza per 50 kg di peso. Tutti gli Hydrocynus sono predatori principalmente ittiofagi, che cacciano sia prede di piccole dimensioni, che vengono inghiottite intere, sia pesci più grossi che vengono fatti a pezzi con la possende dentatura a cui i pesci tigre devono il loro nome. Tuttavia, uno studio sudafricano pubblicato nel 2013 ha riportato per la prima volta osservazioni certe riguardo ad un comportamento considerato pressoché unico tra i pesci, vale a dire la straordinaria capacità di catturare al volo gli uccelli che volano rasente alla superficie dell’acqua. Il fatto era risaputo, ma nessuno lo aveva mai documentato prima. Nella fattispecie, la specie Hydrocynus vittatus è stata osservata e filmata mentre cattura numerosi esemplari di rondine comune sul lago sudafricano di Schroda. I ricercatori non si sono limitati a riportare questo comportamento, ma lo hanno studiato a fondo, rivelando che due diverse tecniche di caccia si sono evolute in questa specie. La principale difficoltà nel catturare una preda fuor d’acqua, per un predatore che si trova sott’acqua, è il fenomeno della rifrazione, ovvero il cambiamento di direzione della luce quando questa passa dall’aria all’acqua o viceversa. Lo sa bene chi pratica la discutibile tecnica della pesca con l’arco: un oggetto in acqua, visto da fuori, appare a distanza diversa da quella reale. Con lo stesso problema devono confrontarsi i tigerfish, con l’ulteriore complicazione del rapido volo delle rondini. Una parte degli individui osservati in caccia si sono rivelati in grado di calcolare e compensare l’effetto della rifrazione direttamente da sotto la superficie dell’acqua, saltando fuori e catturando la preda, almeno durante le osservazioni, una volta ogni tre tentativi. Una seconda strategia è messa in atto da quegli esemplari che, presumibilmente, non sono in grado di compensare la rifrazione; questi inseguono la preda fino a mettere parte della testa fuori dall’acqua, eliminando così l’effetto della rifrazione, prendono la mira e saltano. Questa tecnica, tuttavia, è apparsa meno efficace: un attacco a segno ogni sette.

Bibliografia: O’Brien, G. C., Jacobs, F., Evans, S. W. and Smit, N. J. (2014), First observation of African tigerfish Hydrocynus vittatus predating on barn swallows Hirundo rustica in flight. Journal of Fish Biology, 84: 263–266. doi: 10.1111/jfb.12278

Roberto Merciai

Nato a Firenze nel 1982, coltiva la passione per la natura e la pesca da quando aveva tre anni. Figlio e nipote d'arte, ha praticato diverse tecniche di pesca, dedicandosi principalmente allo spinning in acqua dolce fino al 2010, quando la carriera universitaria di Naturalista Ittiologo lo porta a trasferirsi a Girona, in Spagna. Qui inizia a dedicarsi allo spinning marino dalla costa, tralasciando momentaneamente le acque dolci, nelle quali è invece impegnato sul fronte professionale, avendo conseguito il dottorato di ricerca in ecologia fluviale. Dal 2006 al 2012 ha collaborato con lo storico mensile 'Pescare - la rivista dei pescatori', mentre dal 2013 scrive articoli di pesca e biologia sulle testate 'Pesca Spinning', 'Surfcasting' e 'Pesca dalla Barca', edite da ERREDI grafiche.