Tunnidi da terra: azione di pesca con attrezzatura “light”, II parte

Daniele Capuccini ci spiega perché a volte conviene insidiare i pelagici da terra con attrezzatura da spinning leggero

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Imitare il foraggio

Il ridimensionamento delle attrezzature di cui parlavamo QUI: spinning ai tunnidi light nasce tutto da una spiccata preferenza di alcune specie di tunnidi per le esche piccole. Pelagici come alletterati in primis, ma anche tombarelli e giovani esemplari di tonno rosso, si trovano spesso a cacciare su branchi di piccole sardine o acciughe, pesci foraggio che raramente superano i 10 cm. Il predatore, di conseguenza, anche in momenti di frenesia alimentare, tende ad identificare come sua preda solo ciò che assomiglia al foraggio naturale, scartando tutto il resto. Ciò che per noi diventa importante è il riuscire a portare alla distanza o profondità utile queste piccole imitazioni, cosa possibile solo grazie all’utilizzo di diametri minori. A risultare vincenti, o semplicemente più catturanti in queste situazioni, sono quasi sempre piccoli minnow da non oltre 10 cm e jig fino a 30 gr. Le condizioni atmosferiche raramente giocano a nostro favore, dato che con un piccolo minnow anche una debole brezza laterale, o una corrente sostenuta farebbero troppa pressione sulla lenza madre frenando il volo e rovinando l’azione in pesca, ecco perché un ottimo trecciato di fascia alta riduce drasticamente il problema, conferendoci il contatto diretto anche con piccoli pesi. Questo è un aspetto di cui si parla poco e che spesso viene sottovalutato, ma in realtà gioca un ruolo fondamentale, soprattutto su pesci apatici o svogliati. Poter manovrare l’esca senza il minimo ritardo, avere il controllo totale sul suo movimento e poterne percepire ogni minima vibrazione migliora l’azione in pesca e rende l’artificiale più naturale. Immaginate quanto ne guadagnano le fasi di stop tra una jerkata e l’altra, spesso fondamentali per scatenare un attacco: quando tra il pescatore e l’artificiale si forma troppa pancia, fermare l’esca è praticamente impossibile, se non siamo noi a recuperare. A far nuotare l’artificiale ci penserà la forza impressa dalla corrente o dal vento sul trecciato. E sono proprio gli stop, o per meglio dire gli stop&go, ossia il fermo e la repentina ripartenza dell’esca, che hanno un ottimo potere attirante proprio sui tunnidi.
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Tecniche di recupero degli artificiali

La credenza comune vuole che un predatore veloce sia più invogliato ad attaccare un artificiale recuperato a passo svelto, ma non è sempre così. Quando i tonni cacciano raggruppano i branchi di sardine in palle dense  e per cibarsene non fanno altro che tuffarcisi dentro a bocca aperta a gran velocità. Spesso, con la coda, una volta all’interno del branco feriscono mortalmente qualche pesciolino che, non potendo più muoversi, cadrà lentamente verso il fondo, o inizierà un nuoto erratico e delirante isolandosi dal resto del gruppo per poi finire vittima dei predatori. In questi situazioni di caccia riuscire ad individuare le fasce d’acqua dove i tunnidi predano (quando sono in superficie sono chiaramente visibili sia le sardine che i tonni intorno)  e poterci farci lavorare l’esca è già un grande passo avanti verso lo strike, ma si può fare di più: il miglior recupero a cui ci possiamo affidare è lento, ricco di stop e scatti, senza mai compiere lunghi tratti di nuoto. Il nostro scopo è quello di imitare quelle sardine ferite, morenti ed isolate che non hanno più scampo. Ottimo anche il movimento a tremarella, girando lentamente il mulinello e facendo vibrare la canna con il polso, esattamente come si fa con le trote in laghetto. Questo tipo di azione si effettua con i jig e spesso è fondamentale per poter sondare diverse fasce d’acqua a diverse distanza, fino ad arrivare allo strike che ci indicherà che siamo nel punto giusto. Può essere considerato un recupero da ricerca.
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Attrezzatura e tecnica spinning per i tunnidi da terra